Il destino dell' uomo è tragico: unico tra gli esseri viventi a essere a conoscenza del limite della sua esistenza. Esistenza difficile che sopravvive solo grazie alla speranza: speranze universali, laiche e religiose. Oggi dopo i fallimenti ideologici del socialismo, del comunismo, del fascismo e del liberalismo,gli uomini sembrano tornare alla speranza religiosa:» Nietsche è morto» firmato Dio, stava scritto, e forse ancora, sul muro di Berlino: Se Nietsche è morto allora la speranza può ritornare e perfino quella massima del Paradiso.

Paradiso viene dal persiano Pairidaeza che significa giardino, oggi però in teologia si ama parlare di Paradiso dicendo che è uno stato non un luogo, una condizione dell' anima anche se, in assenza di un luogo dove vanno i corpi risorti? Dovrebbe esserci un luogo dunque capace di rapportare tempo ed eternità? Lo possiamo sperare senza rinunciare a tutto quello che la scienza ci ha detto? Ma ancora quando è incominciata a nascere questa speranza ? Quale primate o australopitecoo già homo ha incominciato, fabbricandosi una pietra scheggiata per difendersi dalla paura, accorgersi che la paura restava, cresceva a dismisura e non si poteva ucciderla come si faceva con una fiera?

Così centomila sicuro anni fa, la scimmia nuda cominciò a fabbricarsi armi più adatte quali i linguaggi complessi come i riti di sepoltura, ma siccome la morte, anzi la coscienza della propria morte permaneva, non rimase che cercare un luogo, un luogo dove si vive sempre eternamente. Fu così che settantasettemila anni fa, spinta da una irrefrenabile inquietudine migratoria, la scimmia nuda decise di partire per cercare il Paradiso terrestre. Questo potrebbe essere accaduto, o meglio, questo potrebbe spiegare quello che è accaduto davvero.

Noi non più scimmie nude cerchiamo ancora questo luogo,abbiamo in mente questa idea e siccome noi siamo le nostre idee e le vogliamo realizzare tocca ad ognuno di noi farsi evolvere tramite le idee e i concetti in cui crede.

Dante Alighieri, nella Divina Commedia ( Paradiso canto XIII), esprime questa idea.

Se fosse a punto la cera dedutta
e fosse il cielo in sua virtù suprema,
la luce del suggel parrebbe tutta;
ma la natura la dà sempre scema,
similmente operando a l' artista
c' a l' abito de l' arte ha man che trema.

Se fosse…:se la materia ( la cera)fosse molle e perfettamente disposta ( a punto dedutta) e il cielo si trovasse in condizione tale da poter operare il massimo della sua virtù, la luce dell' idea divina apparirebbe intera e impressa nella cosa generata senonchè la natura rende sempre questa luce divina in maniera imperfetta ( scema ) operando come l' artista, che ha bensì piena cognizione e perizia nella sua arte, ma la cui mano è malferma e impotente a tradurre in figure perfette la forma vagheggiata nella mente.

Il testo dantesco e le note esplicative enfatizzano come la capacità di accogliere l' idea suprema ( del Paradiso) può modificare e trasformare l' uomo ma al contempo sottolinea quanto questo processo sia difficile e sempre imperfetto.

Altro che imperfetto, a noi moderni questo pensiero può sembrare eccessivo di senso, macchè non c' è senso alla vita, non c' è un senso alla gioia, non c' è definizione d' amore come non c' è senso al suo inizio e alla sua fine, non c' è senso al dolore, non c' è senso alla morte, figuriamoci se ha senso il Paradiso, no, il destino dell' uomo è tragico: unico tra gli esseri viventi a essere a conoscenza del limite della sua esistenza.

Ci risiamo,perdiamo la spinta migratoria, ritorniamo «animali stanziali», non cerchiamo più il Paradiso terrestre, né quello di Dante,non inseguiamo più né speranze laiche né religiose e di nuovo proclamiamo che Dio, e noi con lui, è morto, non c' è più il bene e nemmeno il male, rimane invece un grande vuoto, un grande dolore.

Forse alla fine bisogna sinceramente guardare alla propria vita e al desideri che il nostro cuore ha del Paradiso dove il nostro homo sapiens vuole emigrare ancora.

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